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I condizionatori e i black-out

blackout-5Siamo così abituati, perlomeno noi abitanti del “Primo Mondo” (vi prego di passarmi il termine, che sta ad indicare alcune nazioni, senza alcuna connotazione razzista), ad avere la corrente elettrica che ci sembra inconcepibile l’idea di non averla e, in caso di black out, tutto o quasi si ferma.

Un paio di giorni senza corrente ci farebbe tornare indietro di 200 anni almeno, una settimana ci farebbe regredire almeno al medioevo, con collasso sanitario e legale e una lotta per la sopravvivenza.

Troppo pessimista? Non credo, anzi, ottimista forse, perlomeno per certi versi.

E’ però un fatto che si verificano sempre più spesso interruzioni di corrente, in alcune zone del nostro paese, d’estate, lo si può agevolmente verificare.

Uno studio condotto da Steve Matthewman e Hugh Byrd – rispettivamente professore associato di sociologia (University of Auckland) e docente di architettura (University of Lincoln) ha individuato l’aumento della popolazione mondiale e la carenza di investimenti sulle reti come fattori determinanti dell’incremento del fenomeno delle interruzioni di elettricità a livello globale e, più segnatamente, come dicevo prima, nel mondo occidentale. 

Il mondo occidentale è gestito da migliaia di computer, l’erogazione stessa della corrente è gestita da computer, ma è aumentato in modo esponenziale l’uso di impainti di illuminazione, congelatori, condizionatori e climatizzatori.

Tecnologie e prodotti che “assorbono” molta energia, in particolar modo quelli che hanno il compito di refrigerare e che, pertanto, si trovano a dover lavorare contro le leggi della Termodinamica.

I paesi emergenti non faranno che accrescere la richiesta di energia elettrica.

Già oggi, in Cina i condizionatori d’aria già costituiscono il 20% del consumo di energia elettrica nazionale mentre in India le vendite di climatizzatori sono aumentate ad un tasso annuale del 20%.

Cosa succederà tra qualche anno?

I numeri sono impressionanti e devono in una qualche misura farci riflettere.

La domanda di elettricità statunitense relativa al settore dei condizionatori d’aria rappresenta il 20% dei consumi di energia nazionale, nonché il 13% dei consumi commerciali, numeri che nel complesso equivalgono al totale della domanda di elettricità dell’intero continente africano.

Ergo, solo per i condizionatori gli States usano una quantità di energia pari a quella consumata in tutta l’Africa. Non sarà il caso di pensare a un piano B, oppure a cercare di realizzare dispositivi in grado di consumare meno?

Negli Stati Uniti l’American Society of Civil Engineers ha messo in guardia le autorità dal rischio, entro il 2020, di un possibile collasso delle reti, per il cui ammodernamento sarebbero necessari 100 miliardi di nuovi investimenti.

E in Italia? Cosa stiamo facendo in Italia per ovviare all’ esigenza?

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